Chiedete a un imprenditore italiano medio cosa pensa di TikTok e la risposta, ancora oggi, è spesso la stessa: “Non è per la mia azienda, lì ci sono solo ragazzini che ballano.” È una convinzione diffusa, comprensibile fino a qualche anno fa, ma sempre più lontana dalla realtà.
TikTok Shop, la funzione di acquisto integrata direttamente nell’app, è arrivata ufficialmente in Italia il 31 marzo 2025, insieme a Francia e Germania, mettendo da subito a disposizione dei brand un bacino di 22,8 milioni di utenti italiani (TikTok Newsroom, marzo 2025). A distanza di poco più di un anno, quella cifra è già salita: la piattaforma dichiara nel 2026 23,9 milioni di utenti attivi nel Paese, con la crescita più significativa proprio tra gli utenti adulti.
Quindi forse no, dobbiamo rivedere il concetto di “ragazzini”.
Un anno dopo: i numeri che TikTok stessa ha pubblicato
Nel report ufficiale pubblicato per il primo anniversario italiano di TikTok Shop, la piattaforma dichiara di aver superato 21.000 venditori attivi nel Paese, con una crescita a tre cifre del fatturato giornaliero negli ultimi sei mesi osservati.
Sul fronte della domanda, i dati di NielsenIQ citati nello stesso report mostrano che TikTok Shop è ormai utilizzato da quasi un e-shopper italiano su cinque, con un pubblico trasversale in cui gli utenti over 40 rappresentano il 41%, contro il 32% registrato dall’e-commerce nel suo complesso (TikTok Newsroom, un anno dopo).
Non è più, quindi, un pubblico di soli adolescenti: è un pubblico trasversale che include fasce d’età storicamente lontane dal social e che, soprattutto, comprano.
Un impatto economico misurato da un istituto indipendente
Oxford Economics, uno dei più noti istituti indipendenti di analisi economica a livello globale, ha condotto uno studio sull’impatto delle PMI attive su TikTok in Italia. Il risultato, riferito al 2023 parla di 1 miliardo di euro di contributo al PIL italiano e 11.300 posti di lavoro generati dalle piccole e medie imprese italiane grazie alla loro attività sulla piattaforma.
È giusto essere trasparenti su un punto: lo studio è stato commissionato dalla stessa TikTok, quindi va letto sapendo che la piattaforma ha un interesse diretto nei risultati che comunica. Detto questo, la metodologia porta la firma di un istituto di ricerca economica indipendente, non di un’agenzia di comunicazione ed è un dato che va comunque contestualizzato: misura l’indotto economico complessivo, non il ritorno garantito per la singola azienda.
Non è più (solo) un social organico
Sempre secondo i dati riportati da TikTok nel report del primo anniversario, shoppable video e sessioni LIVE hanno generato rispettivamente il 38% e il 20% del fatturato complessivo della piattaforma dall’inizio del 2025, con bellezza, moda e home & living tra le categorie che guidano la crescita.
Con TikTok Shop attivo e migliaia di venditori già operativi, TikTok si è trasformato in un ambiente dove scoperta, considerazione e acquisto avvengono nello stesso spazio, senza che l’utente debba mai uscire dall’app.
Il vero rischio non è essere su TikTok, è esserci nel modo sbagliato
Il problema più comune, per un’azienda che valuta il canale, non è la scelta di aprire un profilo, ma il modo in cui viene gestito: contenuti trattati come su Instagram, pubblicati senza continuità, senza una strategia coerente con il resto della presenza social dell’azienda. TikTok premia contenuti autentici, non produzioni patinate e questo richiede un cambio di approccio, non solo un nuovo canale da presidiare.
La domanda giusta, per un’azienda che valuta TikTok nel 2026, non è più “è adatto al mio settore?”, ma “la mia azienda ha una strategia capace di sfruttarlo o rischia di aprire un ennesimo profilo abbandonato dopo due mesi?”
In Flyup valutiamo caso per caso se TikTok ha senso per un’azienda, a partire dal pubblico che si vuole raggiungere e dagli obiettivi reali, prima ancora di parlare di contenuti. Perché aprire un canale senza strategia costa tempo e un profilo abbandonato comunica più di quanto non comunichi la sua assenza.